Cos’è che dovevo prendere?
Enormi corsie piene zeppe dei più disparati prodotti alimentari. C’erano formaggi di tutte le tipologie, che fosse proprio il formaggio ciò che mi interessava acquistare?
Mentre camminavo il supermercato cambiava forma, io ne notavo i cambiamenti ma non sapevo spiegarmi quando fossero avvenuti. Il tetto che prima era irraggiungibile ora sembrava a 3 metri di altezza. L’enorme centro commerciale era divenuto improvvisamente una piccola edicola, riuscivo a vederne anche l’uscita.
Ma cosa dovevo comprare?
Sugli scaffali c’erano riviste, confezioni e bustine in tantissimi colori ma non riuscivo proprio a distinguere titoli o prezzi. Mi sentivo sereno però, mi sentivo antico. Come quando da piccolo, prima ancora di saper leggere, entravo in edicola e venivo scosso dalle forme ma non dal contenuto. Venivo scosso dai titoli in prima pagina senza saperli decodificare. Bustine colorate, a volte fluorescenti, giocattolini interessanti. L’edicola sì che è un bel posto.
STOP
Che mal di testa, cos’è che dovevo prendere? Mi ritrovai nella mia stanza. Sentivo ancora l’emozione di quell’edicola, ma non c’ero mai stato. Era tutto un sogno, un sogno efficace, volendo citare George Orr. I miei sogni efficaci c’entrano poco con lui, sono sogni tremendamente realistici, anche nelle loro sbavature surreali. La mattina passo molto tempo a ricostruire la mia memoria escludendo il fasullo dal reale. Sono sicuro di star facendo un buon lavoro, ma chissà se tutti i miei ricordi sono veri, chissà se uno dei miei sogni efficaci ha mai preso il posto di un ricordo reale. Da giorni vengo tormentato dal ricordo di un sogno particolare, un sogno che mi ha impressionato molto.
Ero ancora in un supermercato, generalmente i miei sogni efficaci riguardano: prati, condomini, supermercati, alberghi. Stavo come di consueto cercando qualcosa, una ricerca che mai e poi mai si conclude in un acquisto. Forse solo una volta ho sognato di comprare del tè. Per la prima volta decisi di abbandonare il supermercato, un atto di ribellione contro i miei sogni. Capita di scorgere un’uscita ma non avevo mai pensato di attraversarla, di uscire dal groviglio di corsie e prodotti. Cosa ci potrà mai essere al di là del mio sogno efficace?
Ciò che vi trovai fuori mi lasciò scosso quanto affascinato. Una distesa di prato infinito, come a comunicarmi che dopo un mio sogno standard c’è un altro sogno standard e che forse tutta la mia subcoscienza è una distesa infinita di prati, supermercati, alberghi e condomini. Ma non fu il prato a lasciarmi scosso, fu la figura che vi trovai distesa. Giaceva esausto in una pozzanghera. Una figura imponente quanto impotente. Una figura che conosciamo tutti. Non si accorse di me, come nella vita reale lui non si accorge di nessuno, tranne che di Dio. Trovai l’Adamo di Michelangelo, in carne ed ossa. Era supino, stanchissimo e triste. Indicava l’alto, un punto indefinito. Dio non era lì, non c’era comunione. La cosa che più mi ha sconvolto è che il suo era un braccio meccanico. Sta indicando Dio da 500 anni, Dio intanto ha fatto in tempo a morire ma lui ancora lo cerca con il suo indice proteso verso il paradiso perduto. Per la stanchezza ha dovuto crearsi un braccio meccanico. Lui è quasi morto ma il suo braccio meccanico, la sua protesi perfetta, rimarrà protesa come antenne di un radar alla ricerca di una pace perduta. Adamo mi ha fatto tenerezza e paura. Ho visto un pilastro biblico abbandonato e triste, ho visto ciò che successe dopo la fotografia scattata da Michelangelo Buonarroti. Ma forse l’artista voleva veramente dirci che Dio è nella nostra mente e forse Adamo lo sta cercando altrove, consumandosi. Sta piangendo il paradiso ed ha superato il proprio limite per cercare un secondo contatto con la creazione, un contatto che non è nell’ossessione, nell’ottimizzazione e nell’iperattivazione. Forse questo sogno è stato particolarmente efficace, forse bisogna rilassare quel braccio e ragionare un poco di più. Non saprei, ho mal di testa oggi.